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sabato 30 marzo 2013

Esse est percipi: una ginestra per Frau Merkel. Ecco perchè ci attendono grandi cose. Aggiornamento al 29 marzo 2013


Alla fine il prelievo sui depositi bancari a Cipro si è limitato a quelli oltre i 100mila euro...un prelievo del 37,5%...Le banche hanno riaperto giovedì, il governo ha imposto restrizioni di capitale, e la favola dell'unione monetaria ha subito un ennesimo duro colpo. Certo, Cipro è piccola. Sarà comunque interessante vedere come reagirà l'isola con una contrazione del GDP del 20% in soli 12 mesi e con la disoccupazione che esplode. Di fronte ai grandi del mondo (FMI) e dell'Europa (CE e BCE) ai ciprioti rimane la percezione di immaterialità.
Noi possiamo stare tranquilli: l'Italia non è Cipro. Lo stallo politico si risolverà, comitati di saggi scriveranno il programma del governo prossimo venturo...Ci attendono le tradizionali "magnifiche sorti e progressive" .  La ginestra, si sa è una pianta mediterranea... (dunque cresce anche a Cipro...). Siamo la terza economia dell'Eurozona, e non possiamo certo subire umiliazioni...Anche se...anche se...come osserva Alessandro Fugnoli nel suo commento settimanale ai mercati , in Europa il potere finanziario e monetario viene esercitato con regole che cambiano continuamente senza che mai nessuno ne discuta, se non una trentina di politici e i loro sherpa. Gli articoli 123 e 125 del trattato istitutivo della Bce, ad esempio, dopo essere stati citati per molti anni ogni dieci minuti (sono quelli che vietano il sostegno del debito dei singoli stati e le operazioni di monetizzazione) sono spariti d’incanto una mattina d’agosto senza un referendum o un dibattito parlamentare. Sono spariti nella testa della Merkel e sono di conseguenza usciti dalla scena del mondo. Esse est percipi, diceva Berkeley. Se smetto di pensare a una cosa e sono la Merkel, questa cosa cessa di esistere.


Fuori dall'Europa i mercati si sono rassicurati: una soluzione a una crisi è meglio di nessuna soluzione, l'Europa è maestra nel kicking the can down the road e così l'SP500 ha raggiunto nuove vette storiche, superando quelle del 2007. Complice la debolezza dell'Euro (ma va...) ha guadagnato il 2,1% in una settimana, superato solo dall'indice immobiliare globale (+2,6%). Maglia nera per l'indice Eurostoxx (-1,7%).

Le migliori strategie questa settimane sono state la  asset allocation passiva e la top2 con un progresso dello 0,9%, la peggiore la momentum and mean reversion che ha perso lo 0,8%.

La tabella qui sotto riassume il profilo rischio/rendimento delle cinque strategie ( top2, top3,  tendenza di medio periodo positiva,  momentum and mean reversion asset allocation passiva) negli ultimi 4 anni:



Nella figura è raffigurato l'andamento di un euro investito nelle cinque strategie dal 3 gennaio 2009 ad oggi.



E' bene ricordare che i rendimenti calcolati non tengono neppure conto dei costi di transazione e del prelievo fiscale. Mi preme comunque sottolineare che le analisi e le simulazioni descritte in questo blog sono da considerarsi sempre e comunque risultati teorici e relativi al passato. Chiunque decidesse di utilizzare le strategie descritte o qualsiasi altra informazione tratta da questo blog per decisioni di investimento se ne assume completamente la responsabilità.

C'è stato un po' di movimento nelle posizioni centrali e di coda della classifica settimanale: il cambio euro/dollaro occupa ora l'ultima posizione al posto delle materie prime, l'indice Eurostoxx la quarta posizione al posto dell'indice immobiliare globale. Le azioni europee hanno la tendenza di breve periodo negativa.  portafogli della strategie seguite  hanno le composizioni seguenti (tutti i portafogli sono equipesati): 
  •  top2: indice SP500 e obbligazioni trentennali dell'eurozona  (invariato);
  •  top3: indice SP500, obbligazioni trentennali dell'eurozona e  indice immobiliare globale (che prende il posto dell'indice Eurostoxx);
  •  tendenza di medio periodo positiva: indice immobiliare globale, indice Eurostoxx, indice Standard and Poor's 500 e obbligazioni trentennali dell'eurozona  (invariato);
  • momentum and mean reversion:   obbligazioni trentennali dell'eurozona e materie prime (al posto del cambio euro-dollaro);
  • strategia passiva:  indice immobiliare globale, materie prime,  indice Eurostoxx, indice Standard and Poor's 500 e obbligazioni trentennali dell'eurozona (invariato per costruzione).
In questo post trovate le risposte ad alcune delle domande  più frequenti relative alla metodologia che utilizzo per la costruzione della tabella e dei portafogli che aggiorno settimanalmente.
In questo post ho descritto quali ETF negoziati a Milano  replicano (in positivo o in negativo) gli indici che sono settimanalmente tracciati qui su Alfaobeta. Se volete fare delle analisi da soli, in questo post ho spiegato come procurarsi gratuitamente le serie storiche dei prezzi e dei NAV degli ETF mentre qui potete trovare qualche informazione sui costi di transazione nel mercato dei cambi.

Ecco l'aggiornamento al 29 marzo 2013


martedì 5 giugno 2012

La crisi dell'eurozona ha aiutato la Germania a conservare la AAA

Come mai la Germania ha mantenuto un rating AAA e gli U.S.A. lo hanno perso?

La domanda non è accademica: le condizioni del debito sovrano dei due paesi sono confrontabili, benchè la traiettoria recente del debito sia stata meno virtuosa negli Stati Uniti.

Se si tiene conto però del peso che il debito pubblico complessivo (includendo le pensioni) ha relativamente al reddito disponibile, la situazione tedesca non è molto migliore di quella del Belgio e persino dell'Italia, e addirittura nettamente peggiore di Portogallo, Spagna e Grecia (si veda la tabella qui accanto, tratta da  http://workforall.net/CDS-Credit-default-Swaps.html), una situazione assolutamente diversa da quella degli U.S.A.
Ciononostante i mercati si fidano della Germania e ne amano le emissioni obbligazionarie al punto da prestare
 soldi per due anni senza chiedere nulla in cambio, nemmeno un pochino di interesse. Certo, la Germania deve attingere assai meno ai mercati per rifinanziare il proprio debito nel 2012-2013, con solo il 9-10% del GDP offerto sui mercati obbligazionari contro il 30% degli U.S.A. (che pure riescono ad approvigionarsi a tassi bassissimi, con buona pace di chi invoca i bond vigilantes per punire la dissennatezza finanziaria delle amministrazioni U.S.A. degli ultimi anni). 

Una possibile spiegazione è che la crisi dell'eurozona abbia provocato una fuga verso il Bund come bene rifugio, unico asset percepito come veramente risk-free tra quelli denominati in euro (o almeno come la migliore approssimazione di un asset risk-free disponibile sul mercato), segnalando quindi sul mercato obbligazionario un miglioramento del rating del debito sovrano tedesco proprio mentre sul mercato dei Credit Default Swaps si assisteva a un deterioramento del merito creditizio. E' questo fenomeno, leggibile sulla dinamica congiunta dei CDS e delle obbligazioni, che ha segnato il divorzio tra la Germania e gli USA e che ha reso possibile il downgrade del debito americano mentre quello tedesco ha mantenuto la AAA. Se vi ho incuriosito, e volete comprendere meglio il meccanismo della divergenza tra la dinamica del merito creditizio (implicito nelle quotazioni di mercato) degli USA e della Germania potete leggere questo articolo (in collaborazione con Niccolò Cottini e Aldo Nassigh) nel quale analizziamo la dinamica degli spread dei CDS e delle obbligazioni negli ultimi 5 anni e dal quale ho tratto le due figure riprodotte qui sotto. 

Nella prima si riassumono i movimenti di Germania, Stati Uniti e Francia in un piano i cui due assi coordinati misurano gli spread delle obbligazioni  quinquennali con il LIBOR (in ordinata) e quello del Credit Default Swap pure con scadenza quinquennale (in ascissa). La differenza del comportamento tra la Germania e gli altri due paesi durante la crisi dell'Eurozona è evidente: solo in questo caso l'aumento del CDS quinquennale si accompagna ad una vistosa riduzione dei tassi obbligazionari (ancora una volta guidato dall'affannosa corsa verso un investimento risk-free denominato in euro). Nella figura qui sotto ci concentriamo sul confronto tra USA e Germania, riportando 923 osservazioni giornaliere (dal settembre 2008 al marzo 2012): senza il calo dei tassi un downgrade della Germania sarebbe stato difficilmente evitabile.

venerdì 1 giugno 2012

Fuga dalle azioni, ma attenti a quel Bond!

 E' stato un brutto mese di maggio per i mercati azionari in tutto il mondo: era lecito aspettarsi che i cattivi dati macroeconomici e  le turbolenze innescate dalla crisi politica in Grecia si facessero sentire sul mercato spagnolo (-18,9% in maggio) e, purtroppo, anche su quello italiano (-17,8%). Un po' più sorprendente è vedere l'indice Bovespa crollare (-18,3%) e forse qualche elemento di riflessione potrebbe ispirare anche i tedeschi a più miti consigli, con l'indice Dax che ha perso il 13,5%. Quello che la Germania perde sui mercati azionari è parzialmente compensato dalla fuga verso i beni rifugio, in primis proprio le obbligazioni tedesche, che ormai hanno un rendimento nullo anche sulla scadenza biennale! C'è da chiedersi se davvero una frammentazione dell'eurozona potrebbe lasciare la Germania indenne: secondo Satyajit Das sul Financial Times di oggi la risposta è negativa: il mercato dei Bund non riflette adeguatamente il rischio paese, la Germania è molto più vulnerabile di quanto sembri a prima vista, sia per la sua dipendenza dalle esportazioni (il cui impatto sul GDP è doppio rispetto al Giappone e addirittura il triplo degli U.S.A.) sia e soprattutto per l'esposizione finanziaria alla crisi dell'eurozona attraverso i meccanismi di garanzia come l'EFSF. 


Secondo Das la Germania è il maggior creditore in Target2 con un'esposizione di oltre 800 miliardi di euro, pari a quasi un terzo del GDP tedesco e un default greco causerebbe perdite dirette di circa 90 miliardi.

La fuga verso i beni rifugio ha anche riguardato le obbligaizoni governative U.S.A. che hanno visto un abbassamento dei tassi considerevole nell'ultima settimana, specialmente sulle scadenze lunghe. Accompagnate da un vistoso indebolimento dell'euro hanno prodotto cospicue plusvalenze a chi ha investito nei Treasuries con scadenze dai 10 anni in su.

I mercati obbligazionari sono però decisamente nervosi e forse un po' di realismo e di prudenza non sarebbero inopportuni: sentite ad esempio le considerazioni dell'editorialista del Financial Times James Mackintosh  che osserva come l'appiattimento della curva dei tassi sia stato considerevole e repentino, un brutto segno che riporta alla memoria il 2008:

This has led to the rapid flattening of the yield curve in euro swaps, the cost of swapping fixed for floating rate money and one of the most liquid markets. The gap between five- and 30-year swaps this month fell the fastest since 2008. Back then it presaged problems to come. The less liquid markets get, the more vulnerable they are when hit by bad news.

domenica 1 aprile 2012

La Bundesbank formica contro la BCE cicala. Aggiornamento al 30 marzo 2012

Secondo i lettori di Alfa o Beta? che hanno risposto al sondaggio sull'eventuale abbandono dell'euro da parte della Grecia, la probabilità che ciò accada è intorno al 60%. John Mauldin  sostiene che la crisi dell'Eurozona non è finita e che la Germania sta effettivamente agendo in modo da controbilanciare la politica espansiva messa in atto dalla BCE, con conseguenze che non tarderanno a farsi sentire: 

Germany is preparing to reduce its budget, which will reduce inflation and also relative labor costs, which will make it more difficult for peripheral Europe to catch up on their massive trade deficits. In a story tonight in the Telegraph, with the headline "Germany launches strategy to counter ECB largesse," Ambrose Evans-Pritchard notes that "The plans have major implications for monetary union, dashing hopes in Southern Europe that Germany might accept a few years of mini-boom at home to help lift the whole system off the reefs.... 'The Bundesbank does not want to be blamed for making the same mistakes as central banks in Ireland and Spain where they did not address asset bubbles early enough,' said Bernhard Speyer from Deutsche Bank.... The German authorities are in effect preparing a form of quasi-monetary tightening to offset ECB largesse."


I keep noting that the third leg of the euro crisis, the trade imbalance between northern and Southern Europe, must be addressed or there is no real solution, just short-term Band-Aids. Ambrose's column goes on to note that Germany is hoping the rest of the world will do their job to provide a positive trade balance for peripheral Europe, all the while continuing its own massive surpluses. Unless and until the peripheral countries adopt their own currencies, the adjustment will be slow and painful, and the countries will be in recession for years, until wage costs (income to workers) drop by 30% relative to Germany. That is the ugly reality. 


Wolfgang Munchau, writing in the Financial Times, notes that even with the proposed increases in the European bailouts funds (the sources and variety of which are quite confusing, so let's look at them in the aggregate) there is not going to be enough for Spain:


"The current ESM is big enough to handle small countries, but not Spain. I expect Madrid eventually to apply for a programme, specifically to deal with the debt overhang of the Spanish financial sector. But even a minimally enlarged version of the ESM will not be big enough. 


"What this stand-off tells us is that we are approaching the political limits of multilateral programmes. If you want to claim funds of such size, you need joint and several liability – ie all eurozone countries need to be jointly liable – not individual liability among member states. Call it a eurobond, call it what you like. If you do not want that either, then you have to accept that there is simply no backstop for Spain. As I said, welcome back to the crisis."
Con queste prospettive poco incoraggianti il primo trimestre del 2012 ha fatto del suo meglio per fornire qualche consolazione agli investitori: le azioni europee si sono rivalutate del 9,5%, quelle americane (valutate in euro) dell'8,8% e l'indice immobiliare globale del 7,5% (in euro). Il mercato sembra meno pessimista degli analisti anche sulle prospettive dell'euro, rafforzatosi del 2,9% sul dollaro, e anche sull'esito della crisi del debito dell'eurozona, con le euroobbligazioni che hanno messo a segno un bel +4,4%. L'unico asset che ha chiuso il primo trimestre in negativo sono state le materie prime (-1,8% in euro). 

Le strategie  top2  e top3 questa settimana hanno entrambe segnato un +0,4%. Nel 2009 le stessa strategie avevano reso rispettivamente il 12.2% e il 2.4%, nel 2010 il 22.4% e il 18.2% mentre hanno chiuso negativamente il 2011 (-13,2% e -6,6%).

La strategia che investe negli asset con  tendenza di medio periodo positiva questa settimana  ha avuto un leggero calo (-0,04%).  Positivo il 2009 +11,7%  e il 2010 con un rendimento pari al +12.1% leggermente negativo invece il 2011 con un -3,3%. Il rendimento annualizzato composto nel triennio è pari al  +6,8%, con un massimo drawdown del 9,2% e volatilità 10,2%.

La tabella qui sotto riassume il profilo rischio/rendimento delle tre strategie negli ultimi 3 anni:


Nella figura è raffigurato l'andamento di un euro investito nelle tre strategie dal 3 gennaio 2009 ad oggi.


E' bene ricordare che i rendimenti calcolati non tengono neppure conto dei costi di transazione e del prelievo fiscale. Mi preme comunque sottolineare che le analisi e le simulazioni descritte in questo blog sono da considerarsi sempre e comunque risultati teorici e relativi al passato. Chiunque decidesse di utilizzare le strategie descritte o qualsiasi altra informazione tratta da questo blog per decisioni di investimento se ne assume completamente la responsabilità.

Questa settimana non ci sono cambiamenti  nella classifica settimanale degli asset. La debolezza dei mercati nelle ultime 2-3 settimane si manifesta nel fatto che tutti gli asset hanno la pendenza di breve periodo negativa o neutra. L'euro conserva la quinta posizione ma ora ha la tendenza di medio periodo positiva.  Invariato il portafoglio delle strategie top2 (50%  del capitale nelle obbligazioni trentennali dell'eurozona e  50% nell'indice SP500) e top3 ( che investe  il capitale dividendolo per   1/3 nell'indice SP500, 1/3 nelle obbligazioni trentennali dell'eurozona e 1/3 nell'indice immobiliare globale).  La strategia che investe negli asset che hanno una tendenza di medio periodo positiva divide invece il capitale in cinque parti uguali tra obbligazioni trentennali dell'eurozona, indice SP500, indice immobiliare globale,  indice Eurostoxx e cambio euro-dollaro.

In questo post trovate le risposte ad alcune delle domande  più frequenti relative alla metodologia che utilizzo per la costruzione della tabella e dei portafogli che aggiorno settimanalmente.
In questo post ho descritto quali ETF negoziati a Milano  replicano (in positivo o in negativo) gli indici che sono settimanalmente tracciati qui su Alfaobeta. Se volete fare delle analisi da soli, in questo post ho spiegato come procurarsi gratuitamente le serie storiche dei prezzi e dei NAV degli ETF mentre qui potete trovare qualche informazione sui costi di transazione nel mercato dei cambi.

Ecco l'aggiornamento al 30 marzo 2012.

giovedì 22 marzo 2012

AhAA! Il Bund è un po' meno sicuro! AhA?

Dal New York Times di oggi:


The value of German bonds — considered a shelter from Europe’s debt storm during the last two years — has started to fall, now that investors sense a calming in other European waters.
On Wednesday the yield — or effective interest rate demanded by markets — on the benchmark 10-year German bond rose as high as 2.07 percent, an 18 percent increase from last week. Later in the day, it fell back somewhat, to 1.98 percent.
Because bond yields rise as their prices fall, that means investors holding them now feel proportionately poorer than they did last week. A lot of those holders are big European banks, which have enough problems already without having to worry about their bunds, as German bonds are known.
The spiking yields partly reflect a shift by hedge funds and asset managers into debt issued by countries like Italy and Spain. Those offer a much higher interest rate — but are evidently not considered quite as risky as they were just a few months ago, as Europe shows signs of having muddled through the worst of the crisis.
L'anno scorso la fuga verso il Bund, come rifugio dalle turbolenze dei tassi dei PIIGS, era stata impressionante e aveva nascosto le debolezze della Germania (non è un ossimoro: queste debolezze esistono, non sono di trascurabile entità e sono state messe in secondo piano dalla crisi del debito dei paesi periferici dell'eurozona):
As a sign of the bunds’ rising value on the open market last year, the yield on the 10-year bunds went from about 3.5 percent in April to as low as 1.67 percent in September. Now some of those gains are turning into losses. 
Le debolezze tedesche non si limitano al fatto che nel caso siano necessari ulteriori salvataggi la Germania dovrà contribuire in modo sostanziale ai costi ma sono anche di tipo strutturale: l'economia tedesca forse è meno robusta di quanto non ci vogliano far credere:
But another reason for the yield surge may be that investors see potential weaknesses in Germany. If the crisis heats up again, as many analysts say it will, Germany is the country that would bear the greatest share of the cost. Its creditworthiness could then slip.
“Whenever there is a disbursement to a Greece program or a Portuguese program, Germany is on the hook for roughly one quarter of the bill,” said Mr. Weinberg of High Frequency Economics.
He is also skeptical about another premise for Germany’s status as a refuge from the financial crisis: that it has a robust economy. Mr. Weinberg noted that the German economy shrank in the last quarter of 2011, and that recent data shows a slowdown in orders to German manufacturers.


“Based on the numbers I see,” Mr. Weinberg said, “the notion that Germany is safe as an economy doesn’t hold any water.”

Standard and Poor's non ha perso tempo l'estate scorsa a togliere la tripla A agli USA: ma è davvero convinta che i Treasury Bonds siano più rischiosi del Bund? 

martedì 29 novembre 2011

L'oro come difesa dagli errori dei politici

Kyle Bass è il fondatore del fondo hedge Hayman Capital di Dallas, Texas. E' diventato celebre per le sue scommesse vincenti durante la crisi finanziaria del 2008, documentate nell'ultimo libro di Michael Lewis’s  Boomerang: The Meltdown Tour. Bass è convinto che la crisi dell'eurozona renderà impossibile per i PIIGS evitare il default e che quanto sta accadendo in Europa sia un avvertimento per il Giappone. 


L'intervista è lunga (quasi 25 minuti) ma molto interessante, anche per la diversità di punti di vista tra l'intervistatrice e l'intervistato. L'opinione di Bass sull'investimento in oro è particolarmente tranchant:

"Buying gold is just buying a put against the idiocy of the political cycle. It's That Simple"


lunedì 12 settembre 2011

Chi traduce questo articolo in tedesco e lo manda in regalo a Stark?

Ho appena letto "La provocazione" di Antonio Foglia sul Corriere Economia di oggi, intitolata "La Germania? Dovrebbe comprare Btp". Purtroppo il mio tedesco è insufficiente per farne un'adeguata traduzione, ma qualcuno dovrebbe tradurlo e mandarlo in regalo al dimissionario Stark (non prima di aver consultato il suo cardiologo però...)! Ecco cosa propone Foglia


Altro che nicchiare sugli eurobond o far intervenire la Bce! La Germania dovrebbe annunciare che, se lo spread sui Btp decennali tornasse sopra il 4%, sarebbe pronta ad emettere bund per comprare quei
Btp fino ad un ammontare sufficiente a coprire tutto il debito italiano in scadenza nei prossimi tre
anni. E non rischierebbe un euro.


La Germania dovrebbe intervenire in soccorso dell'Italia perché l'euro, con una banca centrale
indipendente, anche se oggi compiacente, impone ai suoi aderenti una sana disciplina. Se un Paese
desidera crescere esportando, come la Germania, deve esportare anche il suo risparmio che andrà
a finanziare gli acquirenti delle sue esportazioni. E' una questione inevitabile di quadratura della
contabilità nazionale. Se le banche tedesche hanno smesso di farlo perché sono troppo fragili, deve
farlo il loro governo. A meno di un drastico rientro degli squilibri nei conti con l'estero di entrambi
i Paesi che avrebbe effetti pesantemente recessivi per tutti e due.


Insomma: la Germania come la Cina e l'Italia...come gli USA! Poi Foglia si dilunga nelle spiegazioni relative a come il rapporto debito/Pil cambierebbe in conseguenza di una tale operazione. Altro che Eurobond... Foglia conclude con una serie di osservazioni molto serie e in gran parte condivisibili, che però a mio parere mostrano soprattutto come per ancora un certo tempo non finirà la crisi dell'eurozona


In sostanza, al 4% di spread i titoli di Stato decennali italiani già sconterebbero nel prezzo una ristrutturazione che porterebbe le finanze pubbliche ad un livello di salute analogo a quelle della
Germania. Ma se il costo del debito italiano restasse sopra il 6%, data la crescita anemica del Paese,
una ristrutturazione diventerebbe rapidamente inevitabile.
Se un piano del genere fosse annunciato, probabilmente la crisi del debito sovrano finirebbe immediatamente. Se si estendesse il piano a Spagna, Irlanda e Portogallo, servirebbero altri 345 miliardi, aumentando il rapporto tra debito pubblico e Pil tedesco al 108% nel 2014, meno se nell'operazione fossero coinvolti altri stati «virtuosi» come l'Olanda.
Per mantenere alta la pressione sul governo italiano, e non sprecare il tempo guadagnato con questa operazione, la Germania potrebbe chiedere in pegno un po' di immobili e partecipazioni statali: la quota in Eni, le Ferrovie ecc. Così chi avrà eventualmente perso con la ristrutturazione del debito, potrà consolarsi viaggiando per l'Italia finalmente su ferrovie tedesche ...


Un sogno ... per un pendolare come me...Allora, chi lo manda a Stark?

domenica 15 agosto 2010

Letture domenicali.

Un po' di letture per una domenica oziosa in spiaggia (o in attesa della prova generale, per i senesi in città):

  • per fortuna che c'è la Germania! L'analisi del New York Times dei dati economici pubblicati venerdì scorso: Statistics released Fridaybuttress Germany’s view that it had the formula right all along. The government on Friday announced quarter-on-quarter economic growth of 2.2 percent, Germany’s best performance since reunification 20 years ago — and equivalent to a nearly 9 percent annual rate if growth were that robust all year. The strong growth figures will also bolster the conviction here that German workers and companies in recent years made the short-term sacrifices necessary for long-term success that Germany’s European partners did not. And it will reinforce the widespread conviction among policy makers that they handled the financial crisis and the painful recession that followed it far better than the United States, which, they never hesitate to remind, brought the world into this crisis. A vast expansion of a program paying to keep workers employed, rather than dealing with them once they lost their jobs, was the most direct step taken in the heat of the crisis. But the roots of Germany’s export-driven success reach back to the painful restructuring under the previous government of Chancellor Gerhard SchröderBy paring unemployment benefits, easing rules for hiring and firing, and management and labor’s working together to keep a lid on wages, Germany ensured that it could again export its way to growth with competitive, nimble companies producing the cars and machine tools the world’s economies — emerging and developed alike — demanded.
  • Il mercato degli ETF negli USA è talmente sviluppato che le società si fanno causa per poter scegliere i ticker più attraenti. Perchè? E' semplice: siccome siamo tutti agenti razionali....Researchers have shown that U.S. stocks with catchy tickers like BID or LUV perform better than those with unpronounceable trading symbols—at least in the short run. In Italia potremmo suggerire ETF con tickers come FIGO.MI oppure SGHEI.MI....Per andare corti che ne pensate di SOLA.MI?
  • L'indebolimento dell'euro negli ultimi due-tre giorni viene imputato da alcuni alla faticosa asta dei BTP con scadenze lunghe. Ma la domanda più interessante è un'altra: l'austerità dei bilanci degli stati dell'eurozona ucciderà la ripresa economica? Secondo il Wall Street Journal A fiscal multiplier above one implies a dollar of government spending generates more than a dollar of GDP; a fiscal multiplier below one implies that it is less effective. A working paper from the European Central Bank estimates that fiscal policy in the euro area has become less effective over time, with an increase in government spending of 1% of GDP generating a response of just over 0.5%, down from over 1% in the late 1980s. A fiscal multiplier below one doesn't automatically mean government-stimulus efforts are wasted, since the boost to GDP could still be important to counteract falling private demand. But the ECB paper argues that the decline in effectiveness is due to rising government debt; as private-sector concerns about the sustainability of public finances increase, individuals and companies rein back spending amid fears of future tax increases. With the euro-zone bond-market crisis, this process may have reached its logical conclusion. Not all government spending is equal: Multipliers on capital investment are reckoned to be much higher, for instance, than on government consumption or tax cuts. But if the fiscal multiplier overall is less than one, then tightening shouldn't be self-defeating: Public finances can improve even with weak growth.Better public finances should also reduce the risk premiums investors demand on government bonds; this, in turn, should make risk assets more attractive, providing companies with better financing conditions. Indeed, sometimes fiscal tightening appears to drive economic growth. A study of OECD countries from 1970 to 2007 by Alberto Alesina and Silvia Ardagna shows that of 107 episodes in which severe fiscal tightening took place, growth accelerated significantly relative to the G-7 average on 26 occasions, or 24%. Remarkably, this is slightly higher than the 22% of periods when very loose fiscal policy drove better growth. A vital question is whether private-sector confidence is boosted by austerity. If it is, and growth picks up, then the really important debate about tightening still lies ahead—and in the realm of monetary, rather than fiscal, policy. Io sono un matematico di professione, non un esperto di statistica. Tuttavia trarre delle conclusioni da un confronto del 24% rispetto al 22% su un campione di 107 casi mi sembra un esempio eccellente di cattivo giornalismo. 
  • E' sempre più dura trovare un lavoro per gli immigrati, ovunque nei paesi sviluppati, tranne che in Ungheria


mercoledì 5 maggio 2010

Analisi, psicoanalisi e la casalinga di Treviso

Il New York Times dedica un articolo di analisi alla Spagna, da più parti indicata come il prossimo paese che avrà bisogno di aiuti, insieme al Portogallo:

Spain joined Greece and Portugal last week in being downgraded by Standard & Poor’s, the rating agency. While Spain remains well above the junk level S.& P. gave to Greece and ahead of Portugal’s A- rating, its fall from AA+ to AA was a blow.
Among the reasons for its decision, S.& P. highlighted Spain’s private sector indebtedness of 178 percent of G.D.P. and an inflexible labor market that was likely to leave Spain with a jobless rate of 21 percent this year.
To date, Mr. Zapatero’s policies have rested on the hope that the economy would begin to recover soon and that the jobless rate would average no more than 19 percent this year.
Yet the jobless rate has already reached 20 percent, according to government statistics for the first quarter released Friday, almost double the level when Spain’s recession began in 2008. (...)
But now investors are turning their skepticism to Spain as the weakest spots in the country’s economy show little sign of improvement.
In a research note last week, analysts at Credit Suisse argued that beyond agreeing on a multiyear rescue package for Greece, Europe needed to set up standby arrangements for Spain and Portugal, allowing them to “fund their ongoing budget deficits while carrying out tough fiscal adjustment programs.”


Continuano a proliferare le (psico)analisi dei tedeschi e della loro reazione alla crisi e al bailout della Grecia:

qualche giorno fa vi segnalavo un articolo sul Sole 24 Ore, ieri era il turno del New York Times che titolava  In Greek Debt Crisis, a Window to the German Psyche. Scopro così la traduzione tedesca della casalinga di Treviso: 
“One should simply have asked a Swabian housewife,” Mrs. Merkel said during an address to fellow Christian Democrats in December 2008 in the southwest German region of Swabia, hub of the Protestant work ethic. “She would have told us her worldly wisdom: in the long run, you can’t live beyond your means.”




Non c'è poi da stupirsi se i tedeschi hanno scelto Angela Merkel come primo ministro: scrive ancora il NYTimes che incentra la (psico)analisi comparata sul confronto Germania/Francia:


Mrs. Merkel, a physicist raised in communist East Germany, has a hard-working, parsimonious lifestyle and an analytical, somewhat bland personality that in many ways reflect the national value system, said Gerd Langguth, author of a 2005 biography of her.
While Mr. Sarkozy resides in the majestic Élysée Palace and has an army of staff members, Mrs. Merkel still lives in the central Berlin apartment she occupied before her election in 2005 and has been seen doing her own shopping.


sabato 13 marzo 2010

Un video dall'Economist e la riforma della regolamentazione finanziaria USA

Vi segnalo un video dell'Economist che descrive in modo sintetico e chiaro alcuni tratti
salienti dell'economia tedesca...



...e un articolo sul New York Times di oggi dedicato alla riforma Dodd: ecco alcune anticipazioni sui contenuti che vanno dalla riforma del voto societario alla costitu
zione di un'agenzia per l'analisi e la prevenzione del rischio sistemico.

...empower shareholders to have advisory votes on executive pay and to nominate directors for the boards of public companies through company proxy ballots (...)
The shareholder provisions, which have been vigorously opposed by many corporations and by Republicans, will be part of a bill that would amount to the most sweeping overhaul of financial regulations since the Depression. In one of the most fiercely debated provisions, the bill would create a consumer financial protection agency under the umbrella of the Federal Reserve, a move certain to disappoint liberal Democrats who believe the Fed failed to safeguard consumers in the years leading up to the banking meltdown. (...)



The consumer financial protection agency would have a director appointed by the president and the ability to write rules governing mortgages, credit cards, payday loans and a wide range of other financial products.
It would have some ability to ensure that the rules are followed; (...)
The Federal Reserve would see its bank supervision powers significantly diminished. It would continue to oversee bank holding companies with $50 billion or more in assets, and would be entrusted to regulate systemically important nonbank financial institutions. (...) 
Smaller bank holding companies, if they have a federal charter, would be overseen by a new regulator formed out of the Office of the Comptroller of the Currency, which already oversees national banks. The Federal Deposit Insurance Corporation, which already oversees state-chartered banks that are not members of the Fed system, would gain oversight over those that are. (...)

The proposal would substantially alter the role of the Federal Reserve in protecting the economy, but the net effect would be a mixed outcome for the central bank.
On one hand, the Fed would be entrusted with oversight over all systemically important financial institutions, even if they are not banks.American International Group, the insurance giant that nearly brought down the financial system, was the most notorious example of such a company in the recent financial crisis. The Fed would also continue to oversee the nation’s largest bank holding companies — those with assets of $50 billion or more, or about 35 companies.
In addition, investment banks like Goldman Sachs and Morgan Stanley, which converted to bank holding companies in 2008 to take advantage of the Fed’s liquidity programs, would not be able to go back to their earlier status to avoid Fed oversight.
On the other hand, the Fed would lose oversight over more than 4,900 bank holding companies with roughly $3 trillion in assets, and about 870 state-chartered banks that are members of the Fed system and have a total of $1.7 trillion in assets. (...)
The bill would also create a council to detect systemic risks to the financial system, and trigger, if necessary, a process to seize and dismantle a large financial firm on the verge of failure; the goal would be to limit the possibility of a broader meltdown and the need for a government bailout.
The risk council would be headed by the treasury secretary and include representatives of the Fed, the new consumer agency, the F.D.I.C., theSecurities and Exchange Commission, the Commodity Futures Trading Commission and the Federal Housing Finance Agency — along with an official appointed to monitor the insurance industry, which is largely regulated by the states.
The bill would also impose comprehensive regulation of the sprawling market in over-the-counter derivatives. Standardized swaps and derivatives would have to be traded on exchanges or clearinghouses.