martedì 19 ottobre 2010

Quanto renderanno le azioni nei prossimi 10 anni?

IL New York Times si interroga su quali siano le prospettive del mercato azionario U.S.A. per il prossimo decennio. Il decennio appena trascorso è stato molto negativo, alimentando le aspettative per una mean reversion dei rendimenti azionari nei prossimi dieci anni. Ma se invece di analizzare gli ultimi dieci anni si analizzano gli ultimi venti anni le prospettive sono meno chiare:

Sam Stovall, chief investment strategist at Standard & Poor’s, points out that over 20-year periods since 1919, the average annual price gain for stocks has been 6.8 percent. And even with the market’s losses from 2000 to this year, the S.& P. 500-stock index has still appreciated 7.8 percent a year, on average, in the most recent 20-year stretch. When you factor in dividends, the market has performed even better: up around 10 percent a year, on average.
“On a 20-year basis, we’re only now getting back to the mean,” Mr. Stovall said. 

L'effetto dello straordinario mercato toro degli anni Ottanta e Novanta si fa dunque sentire e alcuni analisti osservano come il decennio negativo appena trascorso sia - questo sì - un modo di riavvicinare i rendimenti azionari alle loro medie di lungo periodo, drogate dal ventennio 1980-2000. Scrive ancora il NYTimes:

In theory, stocks could revisit their long-term historical total return of around 10 percent a year, going back to 1926. But several market strategists and historians say domestic stocks will have a hard time producing such returns in the coming years.
For example, stock performance over the past century includes the time when the United States market was evolving from an emerging player in the global economy to the world’s economic superpower. Elroy Dimson, a finance professor at the London Business School, argues that because this early period of growth can’t be replicated, investors ought to brace for more modest returns.
At the same time, some market strategists worry that using more recent averages — for instance, the nearly 11 percent annualized total returns for stocks since 1980 or the 9 percent since 1990 — is also misleading.
That’s because those returns reflect a historic drop in interest rates and inflation, both of which served as major tail winds for stocks.

Il modo probabilmente più sensato di tenere conto dell'ambiente economico nel quale si muovo le azioni è di utilizzare la valutazione del mercato attraverso il rapporto prezzo/utili cyclically adjusted promosso da Robert Shiller, cioè calcolato utilizzando gli utili reali (deflazionati) degli ultimi 10 anni e mediando su di essi: in questo post potete vedere meglio come questo metodo di valutazione funzioni e permetta delle previsioni dei rendimenti azionari di lungo periodo (10-20 anni) ragionevolmente accurate. Cosa ci aspetta dunque da qui al 2010 o al 2020? Beh niente di eccezionale:

Despite the market’s recent troubles, its P/E ratio, based on this method, currently stands at 21. That’s significantly higher than the long-term average of 16 for domestic stocks. Until that changes, stocks are likely to be in store for below-average returns, Mr. Arnott argues. In fact, since 1900, whenever P/E ratios have ranged from 16 to 24, stocks have gained about 7 percent, annualized, on a nominal basis — or 4 percent after inflation — in the following 10-year stretch. 

Robert Arnott, analista finanziario tra i più importanti negli U.S.A. e fondatore di Research Affiliates, è un po' più prudente:  he thinks that stocks are likely to produce total returns of about 6 percent a year. He comes to that figure by taking the current 2 percent dividend yield for the S.& P. 500 and adding it to the long-term earnings growth rate of around 4 percent.

Arnott non è il solo a essere prudente: la previsione dei rendimenti fatta qualche giorno fa dagli analisti di GMO, la società di asset management fondata nel 1977 dai value investors Jeremy Grantham, Richard Mayo e  Eyk Van Otterloo non è più ottimista: ecco come vedono i rendimenti annualizzati reali dei diversi asset per i prossimi 7 anni. Per il calcolo dei rendimenti reali viene utilizzato un'ipotesi di inflazione di lungo termine pari al 2.5%, che dunque va sommato ai valori riportati qui sotto se volete avere una stima dei rendimenti nominali:

azioni U.S.A. (large caps) + 1.7%
azioni internazionali (large caps) + 3.5%
azioni dei mercati emergenti + 5.1%

Se non vi sembrano prospettive troppo eccitanti, specialmente se confrontate con il rendimento storico reale di lungo periodo delle azioni U.S.A., pari a circa il 6.5%, potete consolarvi con quelle degli investitori in obbligazioni, sempre secondo gli analisti di GMO

obbligazioni governative U.S.A. -0.4%
obbligazioni internazionali         -1.3%
obbligazioni paesi emergenti     +0.7%

3 commenti:

Francesco ha detto...

Poveri noi piccoli risparmiatori...

gabriele ha detto...

http://www.guerini.it/schedaLibro.asp?id=1802

gabriele ha detto...

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a proposito prof facciamo un check per vedere chi si interessa si ts?