giovedì 13 gennaio 2011

Meglio il vino di Facebook e dei tulipani 2.0!

Secondo il Wall Street Journal, malgrado le smentite ufficiali, anche Facebook sta preparandosi per la quotazione in borsa:  lo dimostrerebbe un corposo documento fatto circolare tra potenziali investitori nel quale si afferma la volontà di aumentare il numero degli azionisti oltre 500, limite oltre il quale la S.E.C. impone la registrazione e la diffusione dei dati di bilancio come per una società quotata. Solo tre giorni fa si era diffusa la notizia che Linkedin sta preparando la quotazione in borsa, probabilmente entro la primavera di quest'anno.

A mio avviso Charles Rotblut, editore del Journal of the American Association of Individual Investors, ha ragione: un buon investimento può essere popolare, ma essere popolare, di per sè, non garantisce un buon investimento.  Facebook stock is the latest mania...
E' della stessa opinione anche Jason Zweig che intelligentemente osserva come:


Facebook's best option for selling equity and remaining private was to tap into the kind of wealthy investor network that Goldman can provide. By offering shares to its most favored clients and forcing them to commit or decline in less than a week, Goldman made investing in Facebook seem like a precious privilege. The remarkable price for Facebook's stock, reportedly around $50 billion, or some 25 times the company's revenues, has been set in a closed feedback loop rather than in an open market. Facebook and Goldman declined to comment. Investors are buying more than hope, of course. With roughly 600 million users and closing in on $500 million in annual profit, Facebook looks unstoppable.(...)
Even if Facebook continues to hit the mother lode of social-network profits, new investors could end up with little to show for it. In January 1875, during the Nevada silver rush, the price of Consolidated Virginia Mine hit $700 a share or a total value of $75.6 million (roughly $1.5 billion today). That was 15 times the company's revenues the year before, according to records compiled in 1883 by researcher Eliot Lord. Over the next four years, investors earned some $42 million in dividends—and, even so, the stock collapsed to $3 a share by the end of 1879. Investors who bought in on the ground floor in 1870, at $1 a share, tripled their money. Those who came later were wiped out, even though they owned a stake in an immensely profitable business.
The exceptions are obvious—Google with its own IPO in 2004, when the company sold stock at more than 10 times its revenues for the current year, or Apple at its last peak in 2000 at more than 22 times its profits the year before. Today Apple is the world's second-largest stock by market value, and Google remains the unquestioned king of Internet search.
But the exceptions also are incredibly rare.

Ma non tutti sono d'accordo: c'è addirittura un'analista che stima (un po' scherzosamente) il fair value di Facebook intorno ai 200 miliardi di dollari (a patto che in 10 anni tutta la popolazione della terra sia iscritta a Facebook, un'ipotesi un po' azzardata viste ad esempio le difficoltà di penetrazione di Facebook in Giappone...i calcoli li trovate qui).
Qui invece potete leggere come i pusher della bolla web 2.0 promuovano l'investimento in Twitter...
...a quando un social network per scambiare i bulbi dei tulipani?

Per parte mia penso che sia più lungimirante investire in vino...+57% nel 2010 e +269% in cinque anni non sono rendimenti da disprezzare! E se proprio va male potete sempre decidere di bere le bottiglie comprate! Se volete un consiglio per nulla disinteressato ma assolutamente da seguire potete iniziare da qui...;)

3 commenti:

ayanamy ha detto...

Ciao,
sarebbe possibile parlarti in mail?
Ti lascio la mia: ayanamy@gmail.com
Fammi sapere, grazie. :-)

alessandra ha detto...

W IL VINO BINDI SERGARDI!!
GRAZIE STEFANO :-)

Stefano Marmi ha detto...

Di nulla Alessandra!

Per ayanamy: la mia email è semplicemente stefano (dot) marmi (at) gmail (dot) com