giovedì 4 novembre 2010

Azioni per il lungo periodo? Nooo! Obbligazioni? Forse. Ma la speranza non muore mai...

Global Financial Data è una compagnia U.S.A. specializzata nella costruzione e distribuzione di lunghe serie storiche economiche e finanziarie (vendute a caro prezzo...): rendimenti azionari dal 1693, inflazione dal 1209, rendimenti obbligazionari dal 1520 e così via. Il grafico dell'indice S&P500 dal 1791 a oggi è davvero impressionante: per più di un secolo non è andato da nessuna parte, altro che azioni per il lungo periodo! Chi avesse investito nel 1791 dopo 100 anni si sarebbe ritrovato con rendimenti nominali negativi.
I rendimenti reali sarebbero stati solo un po' meno peggiori visto che l'indice dei prezzi al consumo U.S.A. tra il 1791 e il 1891 ha perso il 3%, secondo la serie storica gratuita del CPI messa a disposizione da www.measuringworth,com e che potete trovare qui.

Un altro grafico divertente tratto dal sito di Global Financial Data è quello dell'andamento del titolo azionario della Banca di Inghilterra dal 1694 al 1930: notate che la scala qui non è semilogaritmica bensì lineare, quindi in 236 anni il titolo ha messo a segno un rialzo del 350%. Niente di esaltante per un cassettista armato di pazienza plurisecolare come non se ne vedono più da tempo...



Ok, ok, le azioni non sono per il lungo periodo....ma le obbligazioni? Beh, in questo caso forse le cose vanno meglio, anche se c'è ancora da considerare il rischio politico: ecco l'andamento del prezzo dell'obbligazione Russa al 5% nominale dal 1821 al....1930....

E' impressionante vedere la diminuzione di prezzo (e dunque l'aumento dei tassi, cioè del risk premium) in corrispondenza del 1848 (vi ricordate qualcosa dai libri di storia delle superiori), della guerra di Crimea, la ripresa del ventennio 1877-1897 e quella successiva alla rivoluzione del 1905 fino al crollo del titolo con la rivoluzione bolscevica: curioso però che ancora nel 1926 il prezzo non fosse sceso a zero...la speranza, in questo caso leggi "speculazione", non muore mai!

4 commenti:

Charles de Batz ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Charles de Batz ha detto...

Prof. interessante il grafico che hai proposto, anche il sito d'origine, però per onestà intellettuale dobbiamo pure dire che la spinta verso l'industralizzazione vera e propria si è iniziata ad avere con la seconda rivoluzione industriale che viene fatta convenzionalmente partire dal 1870-1880, con l'introduzione dell'elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio...

Saluti

IL FINANZIARIO

Stefano Marmi ha detto...

Sono d'accordo. Ma il punto è proprio questo: non sarebbe stato facile, sulla base dell'esperienza di 100 anni di rendimenti azionari, alla fine dell'Ottocento, prevedere il boom dei mercati nel XX secolo. Non credo che sia facile fare questa previsone neppure oggi, guardando ai 100 o 200 anni che ci hanno preceduto. Come diceva Yogi Berra: "Fare previsioni è sempre difficile, soprattutto sul futuro".

lorenzo ha detto...

In periodi così lunghi i dividendi possono sicuramente fare la differenza. Guardate i grafici su http://www.financialsensearchive.com/editorials/bronson/2010/0316.html cosa vuol dire includerli od escluderli.
Lorenzo